Il linguaggio dei fiori

                                                                220px-Aster_alpinus_ENBLA03.jpg L’ASTER                                                                Dopo il fiore dei venti e dell’anima, e il fiore dell’angelo ecco il fiore della stella.Infatti, i numerosi petali sottili , generalmente bianchi ma che virano a volte al rosa o al blu,  a seconda delle varietà di questo bel fiore, munito di un lungo stelo che può arrivare fino a 2 metri di altezza, sono disposti a stella  attorno al pistillo di colore giallo arancio.Anche questo fiore possiede tale nome dal Rinascimento, da quando, cioè i botanici gli hanno attribuito il nome greco di stella :aster……L’aster  o astro si offre generalmente tra il 20  e il 26 agosto , durante il periodo in cui il sole  lascia il segno del Leone per entrare in quello della Vergine,sopratutto se vuole esprimere un desiderio ,un auspicio ,o un voto.Ma soltanto gli astri allevati in serra, detti astri della Cina, possono essere offerti in quel periodo.Tuttavia nel mese di ottobre e in quello di novembre tali fiori si possono raccogliere  nei giardini, sul bordo dei sentieri,o dei viottoli di campagna;in questi luoghi infatti, crescono in abbondanza e se li raccogliete esprimendo un desiderio, secondo quanto racconta la tradizione, esso dovrebbe essere esaudito entro i tre mesi successivi..

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Il linguaggio dei fioriultima modifica: 2009-02-18T19:19:00+00:00da cucciola-55
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5 pensieri su “Il linguaggio dei fiori

  1. Anche qui ti lascio un mio racconto spero ti piaccia.. :-))))

    STELLE DEL CIELO E STELLE DEL PRATO

    Un praticello si destò ai primi caldi di primavera; i semi dell’erba si aprirono, nel buio della terra.
    Da ognuno spuntò il fusticino che si diresse risolutamente in alto, aprendosi un piccolo varco; spunto la radichetta che si affondò nella terra e ramificò in tante piccole radici,avide di succhiare l’acqua
    e i sali in essa disciolti per nutrire i fili dell’erba che crescevano di giorno in giorno,dando al prato l’aspetto di un soffice tappeto di velluto.
    Il praticello era contento di sentirsi lodare dalle persone che gli passavano accanto, ed era grato al padrone della casa davanti alla quale si stendeva, perchè aveva proibito ai bambini di camminarvi sopra,almeno finche l’erba non fosse diventata alta.
    Una sera calma e serena, mentre la luna illuminava la casa e gettava riflessi d’argento su ogni filo d’erba e il praticello si pavoneggiava per quella sua nuova bellezza, udì la voce di un bambino che,affacciato alla finestra parlava con la mamma.

    ” Quante stelle! Saranno più di mille?”

    ” Molte, molte di più!” rispose la mamma.

    ” Com’è bello il cielo così pieno di stelle! Io penso che non ci sia cosa più bella! Guarda, mamma, come luccicano, come tremano, forse è la gioia d’essere vicine a Gesù”.
    Il praticello ascoltava serio.
    Allora c’era qualcosa più bello di lui!
    Non era geloso del cielo, no, era contento che avesse tante stelle, ma una,una sola avrebbe voluto averla anche lui, non tanto per se, quanto per la gioia dei bambini.
    Gesù che sa tutto, che vede tutto, che comprende tutti, e ama di un amore infinito gli uomini e in modo tutto speciale i bambini,volle che qualche stella cadesse nel prato e si trasformasse in gocciole di rugiada, che ornarono, brillando come perle, ogni filo d’erba.
    Le sue stelle, non grandi come quelle del cielo che sono immense ma, piccole, modeste, tali che i bambini potessero raccoglierle senza essere sgridati e getto nel prato un seme piccolissimo.
    Da quel seme nacquero tante e tante margherite bianche col capino d’oro.
    I petali erano i raggi che partivano dalla stellina al centro.

    “Quante margherite! Che bel prato! Quando l’erba sarà cresciuta andremo a raccoglierle e ne faremo dei mazzolini!”
    Il praticello era contento, perchè ora aveva anche lui le sue stelle da offrire ai bambini.

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